
Corti, larghi e dalla caratteristica sezione rettangolare irregolare, gli scialatielli sono oggi uno dei formati di pasta più riconoscibili della cucina campana e un vero simbolo gastronomico della Costiera Amalfitana. Nel 2026 compiono cinquant’anni e il loro inventore, lo chef amalfitano Enrico Cosentino, sarà celebrato ad Amalfi
con il titolo di «Magister di Civiltà Amalfitana».

La loro storia, però, comincia lontano dal mare. Secondo il racconto di Cosentino, nel 1976 si trovava a San Giovanni in Fiore
, sulla Sila, dove sperimentava un nuovo formato di pasta fresca. L’esigenza di preparare una grande quantità di pasta lo portò ad abbandonare una forma più elaborata e a scegliere semplici listarelle corte e larghe, tagliate a coltello. La prima versione era abbinata a ingredienti di terra; due anni dopo, ad Amalfi, sarebbe arrivata la svolta decisiva.
Nel 1978, infatti, Cosentino presentò gli scialatielli a un concorso gastronomico e conquistò il premio Entremétier dell’anno. Nello stesso periodo il formato arrivò alla Caravella di Amalfi, dove venne proposto con i frutti di mare: è questa la consacrazione che lo avrebbe trasformato nel piatto simbolo della Costiera.
Una pasta fresca dal gusto mediterraneo

La ricetta tradizionale comprende farina, latte, uova, basilico, olio extravergine d’oliva, sale, pepe e pecorino grattugiato, anche se nelle preparazioni domestiche e nelle diverse versioni possono esserci variazioni. Gli scialatielli vengono lavorati a mano e tagliati in listarelle di circa 10 centimetri; la loro consistenza più corposa li rende particolarmente adatti a raccogliere condimenti importanti.

Il condimento più legato alla tradizione amalfitana è quello con frutti di mare e pomodorini, mentre oggi il formato viene proposto anche con pesce, crostacei, verdure e ingredienti di terra. Gli scialatielli sono inoltre riconosciuti ufficialmente come Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Campania.
Quanto al nome, l’interpretazione più diffusa lo collega ai termini napoletani «scialare», cioè godere, e «tiella», padella. Si tratta tuttavia di un’etimologia tradizionalmente proposta, non di un’origine linguistica documentata in maniera definitiva.
Enrico Cosentino, lo chef che ha cambiato la cucina della Costiera

Nato ad Amalfi nel 1948, Cosentino entrò in cucina giovanissimo, nel 1959, e nel corso della sua lunga carriera ha lavorato in Italia e all’estero, ricoprendo anche il ruolo di executive chef al Quisisana di Capri
. Per oltre trent’anni ha inoltre insegnato, formando generazioni di giovani professionisti della ristorazione.
Il 1° settembre 2026, nell’ambito della XXVI edizione del Capodanno Bizantino, in programma tra Amalfi e Atrani dal 31 agosto al 2 settembre, riceverà il titolo di «Magister di Civiltà Amalfitana». La manifestazione dedica quest’anno particolare attenzione alla storia e al patrimonio della cucina amalfitana, con una tavola rotonda e un’intervista pubblica allo chef prima della cerimonia di investitura.

Cinquant’anni dopo quella prima sperimentazione sulla Sila, gli scialatielli hanno compiuto un viaggio singolare: nati dall’intuizione di uno chef amalfitano in Calabria, consacrati in un ristorante della Costiera e diventati uno dei simboli della cucina campana. Una storia che dimostra come, a volte, anche un semplice formato di pasta possa diventare un autentico ambasciatore di un territorio.
